Il Piano del Diritto allo studio? Presuntuoso, parziale, non misurabile e polverizzato come una sbrisolona

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Paola Malcangio

Il 29 ottobre 2018, l’assessore all’Educazione Nico Acampora ha presentato in Consiglio Comunale il suo Piano del Diritto allo Studio. Questa la mia analisi e le mie riflessioni.

L’anno scorso la Lega scelse di astenersi sul Piano del Diritto allo Studio poiché l’assessore era in carica da troppo poco tempo per impartire la sua impronta al Piano. Oggi, dopo un anno e mezzo di lavoro, il Piano del Diritto allo studio è ben delineato e ha un’impronta precisa che, però, non ci piace.

Questo piano ha quattro grandi difetti:

1. è polverizzato

2. è presuntuoso

3. è parziale

4. non è misurabile

1 – 2. Un Piano del Diritto allo Studio polverizzato e presuntuoso

Pur avendo costruito Piani di diritto allo studio per 10 anni da dirigente comunale, ho fatto molta fatica a leggere il documento. Leggendolo ho avuto la sensazione di essere di fronte a una torta sbrisolona: tanti grumi di pasta frolla tenuti insieme solo dal contenitore. Il Contenitore è il cappello dell’assessorato all’educazione che, raccattando qua e là dagli appalti in essere, ha provato a costruire un documento pieno di progetti spot che non creano nessun valore permanente per le scuole e per i nostri ragazzi.

Non bastano i selfie nei CDI, con i Comitati Genitori o in mensa con i bambini per sostenere la scuola. La scuola va sostenuta aiutandola a erogare le nuove competenze che è chiamata a erogare e rispettando la sua autonomia.  Qui invece si legge, neanche troppo tra le righe: caro dirigente ti do qualche soldino (che se spendi come dico io è pure meglio) e per il resto decido io.

Dalla inesistente autonomia lasciata alle scuole la presunzione di questo piano, nel senso etimologico del termine: prendere prima, decidere prima. Una presunzione molto ben travestita da condivisione.

Vi faccio un esempio: la quantificazione del contributo per il funzionamento delle scuole dovrebbe essere effettuata sulla base delle necessità delle scuole, invece, è frutto di scelta assolutamente discrezionale ma soprattutto non sufficiente visto che le scuole chiedono alle famiglie il famoso contributo volontario per il loro funzionamento (in minima parte destinato l’assicurazione obbligatoria).

Il pezzo forte del piano avrebbe potuto essere quello relativo ai contributi per il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta formativa ma, ahimé, qui dà il peggio di sé.

Intanto proprio qui viene fuori la polverizzazione di questo piano in mille parti che, insieme, non riescono a fare un tutto.

Questi contributi si dividono in A) progetti SCELTI in autonomia dalle scuole e B) progetti PROPOSTI alle scuole.

A) Ridicola la cifra messa a disposizione dei progetti scelti in autonomia dalle scuole: solo 35.000,00 euro per due istituti che hanno 3.445 studenti: circa 10 euro per ogni bambino. Una reale politica di supporto alle scuole e di rispetto della loro autonomia avrebbe dovuto far lievitare questa cifra visto che stiamo parlando degli unici progetti approvati dal collegio docenti e dal Consiglio di Istituto quindi anche dalla componente genitori. Stiamo parlando di progetti REALMENTE VOLUTI E NECESSARI per le scuole.

B) Si passa poi al secondo pacchetto di progetti che appartengono alla “Progettazione interistituzionale condivisa e azioni progettuali del Comune PROPOSTI alle scuole” che ammonta a 141.404 euro. Il Comune mette a disposizione delle scuole progetti che le scuole potranno scegliere. Ma allora dov’è l’autonomia delle scuole se i progetti li ha già scelti il Comune? L’assessore parla di progettazione condivisa ma la rendicontazione di questo piano, semmai avremo la fortuna di vederla, dimostrerà che di condiviso c’è  ben poco.

Questo pacchetto B) è a sua volta diviso in due pacchetti:

B1) Contributi erogati agli Istituti Comprensivi

B2) Progetti finanziati dall’Amministrazione


B1) Contributi erogati agli Istituti Comprensivi

In questo sottopacchetto ci sono 50.000,00 euro per progetti speciali per i due Istituti comprensivi in cui si nota una grande differenza di approccio: un istituto realizza un progetto che mira a implementare competenze, l’altro a implementare un’infrastruttura che, peraltro, riceve finanziamenti dal 2015.

7.000,00 euro per educazione civica, alla cittadinanza, alla legalità nel quale rientrano progetti che vanno dal Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze all’educazione stradale (peccato che poi, per l’educazione stradale, siano stanziati nel pacchetto B2 altri 21.040,00 euro sui quali ho chiesto all’assessore se fossero per gli agenti di Polizia Locale ma interrogato, il morto non rispose).

17.000,00 euro sono stanziati per l’educazione all’affettività con un progetto di contrasto alla violenza. Ho chiesto all’assessore di recarsi in una delle classi durante lo svolgimento del progetto per capire come viene strutturato. L’anno scorso la classe di mio figlio è stata coinvolta e devo ancora capire a cosa è servito.

4.000,00 euro sono per uno sportello psicologico che non si capisce cosa faccia visto che nel piano è scritto che “Obiettivo del progetto è rendere evidenti tutti gli interventi di supporto..” cosa vuol dire? E’ uno sportello che eroga un servizio o è un’azione di comunicazione? Interrogato, il morto non rispose.

B2) Progetti finanziati dall’Amministrazione

Tra le tante briciole di sbrisolona qui spiccano due pezzi di torta più grandi: 13.000 euro per uno sportello per i DSA, ho chiesto chi lo gestisce e dalla risposta dell’assessore ho capito che sarà gestito dalla cooperativa Il Melograno ma non ho capito se frutto di appalto in essere per altri servizi o di un appalto specifico e  21.040,00 euro per la già citata educazione stradale.

Tra i progetti finanziati ne troviamo uno che merita attenzione: il Lifeskills training program. Sicuramente il migliore perchè triennale e mirato a costruire competenze per i ragazzi e per i docenti. Infatti NON E’ un progetto del comune. Ma un vero capolavoro di linguistica con la dicitura “in collaborazione con ATS” e l’inserimento nel pacchetto B2) progetti finanziati dall’Amministrazione lo rende, almeno nella forma, marchiato “assessorato all’Educazione”. Una vera appropriazione indebita non rispettosa prima prima di tutto dell’Azienda di Tutela della Salute 8ATS, appunto) e poi dell’intelligenza dei consiglieri comunali. Peraltro, mentre l’assessore sosteneva che solo grazie alla sua mediazione le scuole hanno aderito (in realtà un sola e indovinate quale?), ci rivela che lui stesso è un formatore di ATS per questo progetto. Così scopriamo che l’assessore indossa un altro cappello tra i tanti che si vanta di indossare a seconda della convenienza: educatore, tecnico, assessore, attore, guida turistica, progettista, imprenditore, ristoratore, libero professionista e ora anche formatore per ATS.

Avendo abusato della vostra pazienza sintetizzo che su bullismo, cyberbullismo, anoressia e dipendenze i nostri ragazzi saranno formati grazie a …spettacoli teatrali. Senza nulla togliere alla bravura degli attori, putroppo questo approccio esclusivamente esperienziale non costruisce competenze e si esaurisce quando cala il sipario, al limite col tema “racconta lo spettacolo che hai visto”.

Per concludere questo punto, TRAGICAMENTE l’assessore all’educazione ha lasciato il vuoto su due competenze chiave previste dalle direttive europee: le competenze digitali e le competenze linguistiche. Infatti le scuole, dove potranno, useranno i finanziamenti su ciò che veramente può cambiare la didattica e fare la differenza.  Il resto è irrilevante. La scelta dell’assessorato invece è stata quella di sperperare i mille rivoli risorse che avrebbero potuto incidere pesantemente sulle dotazioni e sulla formazione.

3. Un Piano del Diritto allo Studio Parziale

Una parte del piano è dedicata all’Educazione alla memoria. Peccato che sia a senso unico con riferimento, cioè, alla sola giornata della Memoria per ricordare la Shoah. Eppure dal 2004 è legge anche la commemorazione del Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe il 10 febbraio. Perché non ve ne è traccia in questo Piano? Interrogato, il morto non rispose.

A pag. 52 e 53 del piano troviamo i Progetti proposti dalle Associazioni del territorio alle scuole. Questo è strano. Vuol dire che le associazioni non hanno la libertà di presentare autonomamente i propri progetti alle scuole? Vuol dire che per le associazioni che vengono presentate dal comune c’è una strada più facile per entrare nelle scuole? Ma soprattutto perché tra le associazioni ci sono le Cave Merlini srl? Interrogato, il morto non rispose.

4. Un Piano del Diritto allo Studio NON MISURABILE

Da un assessore abituato a fare progetti per partecipare a bandi di finanziamento sinceramente mi aspettavo come parte integrante del piano la rendicontazione dettagliata degli interventi dell’anno scolastico passato. Non solo come efficienza, o output (quante ore, costo orario, partecipanti), ma anche come efficacia, o outcome, ma certo occorre costruire una batteria di indicatori più strutturati che misurino la qualità e non la quantità.

Un indicatore quantitativo però è molto significativo. Il Piano di Nico Acampora stanzia 551.304,50 euro per l’inclusione scolastica, un sostegno agli alunni con disabilità certificata che sono in continuo aumento. Quest’anno sono 115 e il contributo permetterà loro di fruire di ore di assistenza (di che genere non è dato sapere) per 5.000,00 euro a bambino. Per tutti gli altri 3.300 alunni circa, invece, ammonta a circa 50 euro a testa il valore dell’ampliamento dell’offerta formativa dell’assessorato all’educazione. Soldi che comprendono, peraltro, diversi spettacoli teatrali e pochi interventi strutturali. Che dire? Questi miseri 50 euro avrebbero potuto essere sicuramente meglio spesi.

Sulla disabilità, invece, ci auguriamo che il ministro Bussetti mantenga la promessa di assumere insegnanti realmente formati per un’assistenza qualificata e per risolvere in maniera strutturale il problema dell’inclusione scolastica. Il ministro ne ha promessi 40mila di cui 19mila nel 2019.  In questo modo l’assessore potrà dirottare parte di questi 551.304,50 mila euro sulle competenze chiave di docenti e studenti che potranno fare la differenza tra scuola di serie A e serie B.

Il voto in Consiglio

Il Consiglio comunale di Cernusco ha approvato il Piano del Diritto allo studio con i voti contrari di Lega, Movimento 5 Stelle, La Città in Comune e Sinistra per Cernusco. Sottolineo che sulla sbrisolona, ops, sul piano, è stato versato tanto miele: miele dal PD che, pur non avendo fatto neanche un intervento sul Documento Unico di Programmazione presentato dal SUO sindaco, ha ritenuto di sperticarsi in lodi a più voci per un assessore che sostiene convintamente di non essere neanche del PD; miele soprattutto dai sedicenti  centrodestrorsi Cassamagnaghi e Frigerio e dal genere neutro Gargantini, tutti seduti, evidentemente per sbaglio, negli scranni che i cernuschesi gli hanno chiesto di occupare: quelli dell’opposizione.

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