Arabo a scuola per integrare chi è già integrato: mancanza di rispetto assoluta. Qualcuno deve chiedere scusa

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Arabo a scuola, su questo progetto di integrazione/mediazione/inclusione e chi più ne ha più ne metta, che ha tenuto banco in questi giorni, ho presentato un’interpellanza al sindaco (leggi l’articolo).

La sinistra, unita sotto le parole d’ordine “inclusione, integrazione, mediazione” da una parte e “razzisti, fascisti” dall’altra, si è preoccupata di difendere intervento-preside-mediatrice-cooperativa ma nessuna parola è stata spesa per la famiglia e per la bambina destinataria del progetto di overintegrazione. Quello che è stato fatto, a mio parere, è grave. Quante scuse la scuola ha tirato fuori cercando di coprire un pasticcio? Io credo che sia ora di chiedere scusa:

  • alla bambina
  • alla sua famiglia
  • a chi, come me, siede in Consiglio comunale in rappresentanza dei cittadini e ha il diritto/dovere di controllare l’operato dell’amministrazione.

Tutti, invece, a puntare il dito per tenere la politica fuori dalla scuola quando poi, la politica, quella del pensiero unico, la fa proprio chi la scuola la dovrebbe difendere. Ma mettiamo insieme tutti i pezzi.A maggio gli alunni di una seconda elementare tra i quali una bambina di origine egiziana, nata in Italia da famiglia perfettamente integrata, si vedono arrivare in classe una mediatrice culturale della cooperativa Farsi Prossimo (ben conosciuta dal vicensidaco Restelli, visto che in qualità di responsabile cittadino della Caritas faceva parte, di diritto, del Direttivo dell’omonima associazione). La mediatrice entra in classe per parlare di storia, canzoni, fiabe egiziane e insegna parole arabe. Un progetto presentato alla bell’è meglio in un’assemblea di genitori di cui non viene redatto verbale quindi i genitori assenti non ne vengono a conoscenza. Un progetto che non passa dal collegio docenti nè dal Consiglio di Istituto. A una mia richiesta di accesso civico il preside risponde con alcuni documenti tra cui quello con cui il Comune informa dell’avvio del servizio di mediazione e facilitazione linguistica per il quale vi sono risorse distrettuali. In particolare il Distretto mette risorse a disposizione delle scuole per :

  1. FACILITAZIONE LINGUISTICA PER L’APPRENDIMENTO DELLA LINGUA ITALIANA PER NEOARRIVATI
  2. MEDIAZIONE LINGUISTICA-CULTURALE PER NEOARRIVATI O SITUAZIONI DI MARCATA DIFFICOLTA

Ecco il documento che il Comune ha inviato ai dirigenti scolastici e ai docenti

Poichè l’intervento di cultura araba in classe non riguarda nessuno dei casi, chiedo chiarimenti al sindaco con un’interpellanza. A mio parere c’è un’evidente forzatura: in mancanza di un caso che il servizio distrettuale avrebbe potuto pagare, la scuola ne ha costruito uno. Peccato che abbia costruito un progetto di integrazione sulla testa di una bambina già integrata. Peccato che abbia fatto un progetto di mediazione senza minimamente coinvolgere la famiglia della bambina. Peccato che abbia fatto entrare in classe una mediatrice, figura preposta al rapporto tra scuola e famiglie, salvo poi fare la lezioncina ai genitori distinguendo tra la figura del mediatore (che si occupa appunto dei rapporti tra famiglia e scuola) e quella del facilitatore (che si occupa invece degli interventi in classe). Insomma un pasticcio.

Ma vediamo cosa il dirigente ha dichiarato alla stampa e come non trovi conferma negli atti ufficiali.

Il Fatto Quotidiano

  1. Il preside parla di “belle lezioni della durata di quattro ore dedicate alla mediazione culturale“. Come si legge, invece, chiaramente nel documento del Comune, il Distretto non pagava la mediazione culturale o meglio pagava interventi di mediazione in casi di “marcata difficoltà di comprensione/comunicazione linguistica“. La bambina sulla cui testa è stato fatto il progetto è nata in Italia e parla bene l’italiano.
  2. ci si è focalizzati sulla cultura, sulla civiltà egiziana” non si capisce come questo intervento, sicuramente bello e interessante magari fatto in quarta quando si studiano gli egizi, abbia potuto essere fatto passare come un intervento per migliorare la lingua italiana per soggetti con marcate difficoltà.
  3. in classe c’è una bambina egiziana e si è voluto promuovere un avvicinamento tra le culture attivando un servizio comunale“. L’avvicinamento tra culture è cosa buona e giusta ma non va pagato con i soldi destinati all’implementazione della lingua italiana e va fatto anche con le altre culture presenti in classe.
  4. è venuta a scuola una mediatrice culturale gratuitamente“, invece il preside sapeva bene che il comune pagava il servizio.

4A. “Abbiamo rilevato il bisogno formativo di questi bambini di avvicinarsi ad altre culture e l’abbiamo tradotto in buone pratiche“, questa frase è la più bella di tutte. Vorrei sapere come è stato “rilevato il bisogno formativo” dei bambini. Avete somministrato dei questionari? Avete fatto dei focus group? Oppure avete chiesto il panel dei mediatori della cooperativa e c’era solo un’egiziana? E poi vorrei sapere qual è la “buona pratica“: integrare chi è già integrato? Capisco che ci siano sempre meno persone da integrare e che forse implementare l’integrazione degli integrati sia un metodo per far lavorare chi si è visto ridurre il lavoro, ma sulla testa dei bambini anche no.

5. “L’iniziativa è stata presentata preventivamente alle famiglie che hanno espresso tutte, a parte una, apprezzamento per l’iniziativa“. Non è corretto mettere insieme due cose che sono avvenute in tempi diversi e per motivi diversi. L’iniziativa è stata comunicata a un’assemblea di classe il 16 aprile e non tutti i genitori erano presenti. Solo un mese dopo e solo dopo il primo articolo apparso sulla stampa locale, il capopopolo dei genitori ha caldamente invitato gli altri a sottoscrivere una lettera preconfezionata di supporto alla docente. In tutto questo l’unica famiglia interessata non è mai stata interpellata dalla scuola.

6. “Non si è trattato di lezioni di arabo ma di un momento di socializzazione“. I bambini hanno detto alle famiglie di aver fatto arabo a scuola e la docente stessa ha detto ai genitori che aspettavano i figli fuori da scuola che i bambini “stavano facendo arabo“.

La Repubblica…

La Repubblica fa un capolavoro. Nell’intento di aiutare i compagnuzzi cernuschesi buonisti, inclusivisti, integrazionisti fa un titolo ai limiti della diffamazione.

1) “Lezione di arabo a scuola per aiutare una bimba egiziana a integrarsi”. FALSISSIMO!!! La bambina è nata in Italia da famiglia integrata. Esiste il reato di abuso di integrazione? NO, dovrebbero inventarlo!

2)” …dopo l’arrivo di una bimba egiziana”. FALSISSIMO! La bambina è nata in Italia e al massimo arrivava a scuola sì, ma da casa sua.

3) “Riscontri positivi da tutte le famiglie“. Come ho già detto, le famiglie sono state caldamente invitate da un manovratore ben istruito a scrivere una lettera di sostegno al progetto. Anche la povera rappresante di classe è stata costretta a fare, dopo 40 giorni, il verbale dell’assemblea in cui il progetto era stato comunicato, pur essendo lei assente all’assemblea stessa!!! Un paradosso che fa capire quanto abbiano cercato di tirare una coperta corta

..ancora La Repubblica

  1. aiutando la loro compagna a integrarsi“, ripeto per l’ennesima volta che la bambina è nata in Italia e anche ammesso che fosse stata neo arrivata forse le andava raccontato qualcosa del nostro paese non certo del suo.
  2. in classe c’è una bambina egiziana che ha alcune difficoltà“. La bambina non ha difficoltà legate all’integrazione o alla lingua perchè nessuna difficoltà è stata segnalata al Comune nella scheda progetto compilata per avere il servizio. Se anche avesse avuto difficoltà, nessuno ha pensato che fosse opportuno convocare la famiglia e parlarne con i genitori prima che con la cooperativa?
  1. Le famiglie “erano state avvisate preventivamente, abbiamo avuto riscontri molto positivi“, come già detto alle famiglie era stata fatta una mera comunicazione in assemblea. Il riscontro positivo è arrivato postumo e dopo una forzatura.

Open…

Perseverare è diabolico. Forse malconsigliato, il dirigente insiste sul fatto che la bambina aveva bisogno di integrarsi meglio con i suoi compagni. Forse il dirigente dovrebbe impegnarsi di più nel conoscere i suoi alunni. E poi è vero che la scuola non ci ha messo un euro ma il servizio è stato comunque pagato dalla collettività.

…ancora Open

La scuola non ci ha messo un euro, il comune non lo so“. Questo non è vero: la lettera del Comune (il dirigente è in indirizzo) parlava di risorse appositamente stanziate per progetti, anche se diversi da quello per cui il dirigente le ha richieste.

ha sua figlia nella nostra scuola e non ha mai pensato di certo di portarla in un altro istituto“. E mia figlia cosa c’entra? Magari mi sbaglio, ma io lo percepisco come un tentativo di influenzare la mia attività. Ho fatto un accesso civico a scuola per conoscere gli atti, da questi sono partita per fare accesso agli atti in comune. Ho trovato diverse incongruenze e ho chiesto spiegazioni al sindaco perchè quello è il mio ruolo. Ho fatto parte per tre anni del consiglio di istituto della scuola con una dirigente che conosceva ogni cosa, che portava in consiglio di istituto ogni progetto, anche quello di un’ora sola, che faceva autorizzare dal Consiglio ogni ingresso di terze persone nella scuola. Tutti sapevamo tutto. Non si è mai verificato niente del genere. Poi è arrivato il dott Ferrara. Lui e la verità su Giulio Regeni pubblicata nell’home page del sito istituzionale della scuola, lui e le lettere di sostegno all’amministrazione su iniziative attenzionate dalla prefettura, lui e l’overintegrazione sopra la testa di una famiglia che non è stata minimamente coinvolta e che lei non ha pensato di incontrare neanche dopo averla usata come scudo per difendere un progetto che non stava in piedi. Allora, chi fa davvero politica nella scuola?

Sul caso ho inviato una segnalazione all’Ufficio Scolastico di Milano e al Ministro dell’Istruzione.

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